Il sonno è una parte importante del nostro viaggio, è il momento in cui il nostro corpo può rigenerarsi e prepararsi alle nuove pedalate. L’articolo però non è volto a spiegarvi come facciamo fisicamente a dormire, questo già lo sapete da voi – quando si è abbastanza stanchi basta chiudere gli occhi per entrare nel mondo dei sogni – piuttosto vogliamo spiegarvi quali sono i criteri che utilizziamo per trovare un posto comodo, gratuito e tranquillo per riposare le membra.

Il nostro luogo prediletto

In cima alla lista dei posti in cui preferiamo riposare c’è, ovviamente, la tenda. E’ la nostra prima scelta in quanto ci da la massima libertà di movimento. Grazie ad essa possiamo fermarci quando vogliamo e dove vogliamo. In generale questo è vero in posti molto remoti, come la steppa in Kazakistan, l’altopiano del Pamir in Tagikistan o l’Outback in Australia, dove campeggiare liberamente è facile quanto respirare. Non essendoci nulla di nulla, quando si è stanchi basta fermare la bici, allontanarsi di poco dalla strada e scegliere il posto più comodo dove montare la “casa”. E’ capitato una volta che campeggiassimo proprio sulla strada, una strada in costruzione nel bel mezzo della steppa. Perché questa scelta? Per avere una superficie asciutta e “calda” sulla quale dormire, anziché il solido gelo del terreno.

Ma dove non c’è solitudine, come si fa a scegliere un posto dove mettere la tenda?

Il nostro primo approccio è la mappa. Su di essa calcoliamo la distanza e dove più o meno prevediamo di arrivare prima del tramonto. Se stiamo percorrendo una zona molto abitata, cerchiamo di individuare sulla mappa zone verdi ragionevolmente lontane dai centri abitati. Cerchiamo di arrivare nel luogo previsto prima che faccia buio, in modo da capire se è effettivamente sicuro. Quindi vediamo se ci sono tracce di passaggi recenti o se è frequentato di notte, i segni del passaggio e della frequentazione umana sono uguali in tutto il mondo: tracce di pneumatici, bottiglie, fazzoletti, immondizia in generale. Naturalmente cerchiamo di farlo lontano da ogni possibile vista. In un viaggio come questo si presentano tutte le variabili: il luogo giusto prima della sosta prevista, la necessità di percorrere altri chilometri perché il posto individuato sulla mappa non era adatto, fermarsi in luoghi non proprio idilliaci per mancanza di tempo o sicurezza.

A memoria sono poche le volte in cui ci siamo trovati in una situazione di disagio. Mi viene in mente una zona nel nord della Bulgaria dove il senso di insicurezza era davvero alto, per cui alla prima strada laterale che si inoltrava in un bosco abbiamo girato e prima che facesse buio, per evitare che vedessero la luce, abbiamo montato la tenda, cucinato, mangiato e ci siamo infilati nel sacco a pelo. Abbiamo impiegato un po’ di tempo per prendere sonno, con le orecchie all’erta ad ogni rumore. Ma appena abbiamo capito che solo i topi ci avrebbero disturbato, abbiamo chiuso gli occhi e dormito serenamente. E’ stato, senza dubbio, uno dei posti meno belli dove abbiamo dormito, con la tenda incastrata tra i cespugli, ma la sicurezza e la serenità del sonno valgono più di un bel panorama.

Se proprio non c’è un posto adatto per piazzare la tenda, ci rivolgiamo alle persone. Nei piccoli centri abitati, nei quali ci sentiamo al sicuro (sensazione assolutamente fondamentale, altrimenti meglio trovare un’altra sistemazione), chiediamo alle persone consiglio di dove potremmo dormire. Sulle Alpi, spesso, ci siamo trovati a dormire in tranquilli parchi pubblici, in Asia nei cortili delle persone se non direttamente nelle loro case. Le poche volte che abbiamo ricevuto un rifiuto era nei pressi di luoghi turistici, dove la chiave per ogni porta è il denaro.

Il campeggio libero finisce dove iniziano i grandi centri urbani

Nelle grandi città la sensazione di pericolo e di inadeguatezza ci spinge a cercare soluzioni diverse dal campeggio libero. Capita spesso che l’arrivo in un grande centro urbano coincida con la necessità di fermarsi qualche giorno, per questo utilizziamo mezzi che ci permettano di ricevere ospitalità gratuitamente: i nostri social network, Warmshowers.org e Couchsurfing.

Social Netwrok: grazie ad appelli sulla nostra pagina Facebook o sul nostro profilo Instagram abbiamo conosciuto degli ospiti davvero straordinari. Il meccanismo è molto semplice: scriviamo sui nostri canali che abbiamo necessità di un posto dove stare nella data città, nel dato periodo, ed attendiamo fiduciosi che qualcuno risponda all’appello. La prima volta che abbiamo usato questo metodo è stata in Italia, ed ha funzionato benissimo!

Warmshowers.org: è una rete nata da e per i cicloviaggiatori. Persone in giro per il mondo si rendono disponibili ad ospitare chi viaggia in bicicletta, certi di avere in comune la grande passione per le due ruote e per il viaggio. Poco prima della data di arrivo prevista mandiamo una email all’ospite descrivendo chi siamo, cosa stiamo facendo e quando prevediamo di arrivare, chiedendo se sono disponibili ad ospitarci.

Couchsurfing: una piattaforma che permette a persone di tutto il mondo di incontrarsi, sia in brevi incontri sia ospitando i viaggiatori.

Il grande vantaggio di queste due piattaforme non è solo la possibilità di dormire gratuitamente ma di poter entrare maggiormente in contatto con la cultura locale; non solo perché chi ci ospita è del luogo ma in quanto si ha la certezza che saremo in grado di comunicare con una lingua comune. Bisogna tenere bene a mente che chi ospita lo fa per lo stesso motivo, quindi evitate di utilizzare questi due mezzi se siete solo alla ricerca di una notte gratis. Queste due piattaforme sono utilizzabili maggiormente nei paesi con una rete internet ben sviluppata. In Asia Centrale, ad esempio, è impossibile trovare ospiti nelle aree rurali, mentre in paesi come la Malesia o l’Indonesia, dove c’è grande “fermento telematico”, c’è l’imbarazzo della scelta.

Come facciamo se proprio non troviamo chi ci ospita?

Se proprio non riusciamo a trovare uno spazio per la tenda, un conoscente o un ospitante, o se semplicemente abbiamo voglia di stare per conto nostro, allora mettiamo mano al portafoglio, con parsimonia però. Dai campeggi, agli ostelli ai piccoli alberghi. La scelta naturalmente ricade sempre sulla più economica delle soluzioni. Tra le applicazioni che utilizziamo di più in questa ottica ci sono: Airbnb e Hostelworld. Privilegiamo queste due opzioni in quanto ci permettono di soggiornare in un luogo dove è anche possibile cucinare e risparmiare qualche soldo. Tra i due, ad oggi, abbiamo utilizzato maggiormente Airbnb (3 volte in tutto il viaggio), in quanto più competitivo a livello di prezzi e servizi. Ma soprattutto perché è molto più facile trovare persone disponibili a venire incontro alle nostre esigenze.
Hostelworld lo utilizziamo principalmente come strumento per capire i prezzi degli ostelli in determinate città. La richiesta di una caparra non rimborsabile da parte del sito, lo rende davvero poco appetibile per chi, come noi, non ha mai la certezza di se e quando arriverà.

Ci siamo resi conto che l’Italia, e l’Europa in generale, è stato il paese dove abbiamo scelto meno il campeggiato libero. Forse perché all’inizio del viaggio o forse perché il senso di pericolo o di violazione di norme è maggiore nel proprio paese. Anche intervistando altri viaggiatori è emerso come, quasi tutti, ritengano il proprio paese di provenienza altamente pericoloso o non adeguato ad una vita nomade. In generale abbiamo notato che campeggiare liberamente per noi è stato facile principalmente nei paesi dove è ancora molto attiva la vita nomade (Asia Centrale) o rurale (Cina ed Sud Est Asiatico). Una grande sorpresa è stata l’Australia, con una ragionevole quantità di infrastrutture gratuite per chi vive in strada.


Clicca qui per sapere quante notti abbiamo dormito a pagamento e quante gratuitamente



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